oreste's profileBlAnK FILEPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Immaginate il momento in cui la persona che voi amate vi compare di fronte agli occhi e vi fa capire che prova la stessa cosa per voi. Tenete questa sensazione. SIETE PRONTI PER LEGGERE UNA POESIA. Immaginatevi soli, in un posto inospitale, stanchi e affamati. Svegli soltanto perchè le vostre paure sono venute a farvi visita e si sono attacate alla vostra testa. Avete freddo e vi sentite manchevoli di qualcosa e sapete di non poterlo avere anche se non sapete cosa sia. Tenete questa sensazione. ORA SIETE PRONTI PER SCRIVERE UNA POESIA.
victoria arianiwrote:
E io che diavolo ci faccio qui??Ahhh dove sono?!?!?u_u OK cavolate a parte,questo blog lo guardo più volte al giorno,e i tuoi scritti mi stupiscono sempre,hai talento Amore mio...e non lo dico perchè sono di parte.Ti amo amore,un bacio dalla tua papera
June 23
Celyn Chiarocrinowrote:
Ciao!!!XD bello il tuo blog! Soprattuto quello che scrivi! Mi piacciono molto le tue poesie(ma lo sapevi già!)!Davvero...Cmq se ti va passa dal mio (sto cercando di crearmi un mondo completamente mio!XD)P.S: dolcissima la foto con la tua ragazza!!Siete davvero carini X) Ciao ciao...elen sila lùmenn' omentielvo.........Celyn..
Nov. 15
Nikolas Torselliwrote:
Salve! anche Antares è passato da qui...e si è fermato ad ammirare il tuo sito...ad osservare i tuoi ricordi...complimenti
un caro saluto al mio amico lontano ma vicino. Nikolas
Oct. 31
Beatricewrote:
Ehi!!bello il tuo blog..mi piace..!Xo nn hai messo nessuna foto tua..o dei tuoi amici..
June 16
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June 23 Notes from the black bookCiò che più non vediamo, è ciò che siamo.
Il problema dei segreti è che sti muoiono
dentro si portano sempre dietro qualcosa di te.
Un segreto è tale soltanto perchè aspetta
di essere liberato.
Due luci non possono essere spente da
una sola oscurità.
Cerchiamo il buio non per nasconderci,
ma come ultima cura per dissipare nel
niente il male che mai ci lascia a noi
stessi.
February 25 Small WordsCOLONNE DI FUMO BIANCOCERCANO ANCORA IL VOLO, NON ESISTONO FABBRICHE DI NUVOLE CHE CUCIANO STRACCI DI CIELO. CAMBIA IL COLORE COLA DALLE FOGLIE IN GOCCE LEGGERE CHE L'ACQUA SCIOGLIE E IMPASTA AL SUOLO. SMERALDO SOVRANO CRISTALLO DI TEMPO CHE LA LUCE TRASFORMA IN TEMPESTA DI VITA.
October 26 FaIRY STUfFLA DONNA E’ MOBILE
Un giorno in un bosco, in una radura, si incontrarono tre ragazzine note ai più. Una di queste indossava una spessa mantella rossa con un cappuccio e aveva sempre con se un paniere pieno zeppo di cose buone; tutti la amavano e la Conoscevano come cappuccietto Rosso. I più maligni dicevano che quella mantella le doveva ricordare cosa lei fosse veramente. Era una donna e come a tutte le donne prima o poi le sarebbero venute le mestruazioni; lei però non vi badava e continuava a girovagare spensierata nel bosco, ignara del festino che le avrebbe fatto il lupo se l’avesse beccata da sola. Una delle altre due ragazzine era riccioli d’oro. La bionda bambina dai grandi occhi azzurri famosa per quella storia degli orsi e per molte altre simili che le avevano fatto guadagnare la fama di sanguisuga sfruttatrice. Tuttavia bastava solo un battito di ciglia della bella bimba perché ogni fesso nel raggio di miglia accorresse a soddisfare i suoi bisogni compresi quei tre cretini di orsi che invece di mischiarla alla zuppa avevano pensato bene di offrigliela come pranzo. L’ultima ragazzina era Alice, quella del paese delle meraviglie. Era una brunetta molto vivace, aggraziata e molto carina per la sua età. Aveva però il vizio delle domande; era capace con le sue raffiche di richieste di scucire le palle a chiunque. Il padre vista la notevole abilità nel cucire( e nello scucire) l’avrebbe voluta come sarta di alta moda ma lei si era subito opposta con un bel: ”Taci stronzo. Io farò l’ingegnere edile.” E in effetti la ragazzina aveva sempre dimostrato un bella intelligenza, adatta alla comprensione di ogni problema fisico e con una bella lingua di merda che tanto è caratteristica nelle primogenite viziate di buona famiglia. Molto fu lo stupore delle tre quando si incontrarono. Presero a girovagare felici per il bosco tenendosi per mano e raccontandosi le proprie avventure. Erano proprio un bel trio; si capivano al volo e quello che voleva una lo volevano anche le altre. Ad un certo punto Alice, che camminava nel mezzo, si fermò di colpo e le altre due smisero immediatamente di cantare The beautiful people di Marilyn Manson. Per un po’ rimase in silenzio osservandole attentamente. Le guardò a lungo poi proruppe: “E se ci mangiassimo?” Le altre due rimasero in silenzio. Poi Cappuccietto Rosso (che in realtà si chiamava Arianna) disse con voce soave: “Ma che bisogno c’è? Il mio paniere è pieno di cose buone…” “Io non ho molta fame grazie. Ho fatto colazione dai genitori di Pollicino. Simpatiche persone quelle, hanno 7 figli eppure non mi negano mai una tazza di latte…” rispose Riccioli D’oro con voce cantilenante. “Ma no stupide io intendevo in senso metaforico! Cioè ci mangiamo veramente però assorbiamo misticamente le nostre energie e ci fondiamo a livello fisico e spirituale… un po’ come succede in quelle cazzo di favole dove mangiare ha sempre un significato più profondo..” Arianna pensò: “E’ una cara ragazza ma si esprime in un modo…” Riccioli D’oro sembrava perplessa: “Ma se ci mangiamo non saremo più noi stesse…” “Si ma diventeremo un’unica bellissima ragazza!” ora Alice sembrava mostrare quel suo lato da saccente che tanto seccava gli altri. “Pensateci per un momento: ce l’hanno sempre menata con il fatto che siamo belle e graziose ma guardiamo per un secondo la realtà: Cappuccietto è proprio un po’ tonta e ha la fronte un po’ troppo alta, tu Riccioli D’oro sei tutta capelli e occhi, tant’è che sembra che debba romperti da un momento all’altro… e poi sei anche un po’ curva.. e io diciamocelò: ho un carattere di merda.” “e hai anche il naso un po’storto…” ribattè Riccioli D’oro stizzita. “Comunque” riprese Alice “non potrà che giovarci: diventeremo una bellissima ragazza priva di difetti e nello stesso tempo ci leveremo dalle palle tutti i seccatori che ci assillavano prima. Allora ci state?” Cappuccietto e Riccioli si guardarono un attimo e poi insieme fecero cenno di si con la testa. Cominciarono a spogliarsi perché la nuova ragazza avrebbe dovuto avere anche il meglio del vestiario delle tre. Decisero di tenere la gonna di Cappuccietto Rosso perché oltre ad essere la più corta era anche quella del tessuto più bello. “Ma perché diavolo si stupiscono se poi la figlia gli torna a casa donna mi chiedo.”disse Alice mentre si toglieva le scarpe. Tennero anche la camicia rosa di Alice perché era calda e perché si sarebbe adattata bene alle forme della nuova ragazza e le scarpe e le mutande di Riccioli D’oro. Le prime perché bene si intonavano con il resto dei vestiti, le seconde perché a detta di tutte erano le più pulite. Del resto dei vestiti fecero un bel falò con il quale avevano intenzione di scaldarsi mentre si mangiavano tra di loro. Alice si lanciò sulla spalla di Cappuccietto Rosso che urlò quando La reduce dal paese delle meraviglie staccò il pezzo di carne dall’osso. “Ahia puttanella!” quando voleva le parolacce le sapeva anche lei “adesso mi uscirà tutto il sangue…” replicò Alice “Ma no stronzetta! Solo nelle scene di morte violenta delle favole si vede il sangue! Noi siamo tre belle bambine che tramite il rito della Assunzione cerchiamo di generare un essere perfetto! Non uscirà una goccia di sangue!” “Se lo dici tu…” e così dicendo si avventò su Riccioli D’oro. Continuarono così per un bel po’ fino a che non rimase che un solo boccone di ognuna della tre. “E ora come facciamo?” disse Riccioli d’Oro con una punta di angoscia nella voce. “Semplice” disse Alice “ci azzanniamo contemporaneamente tutte e tre in modo che ognuna abbia nella bocca un pezzo dell’altra.” E così fecero. La nuova ragazza sembrava l’incarnazione di Madre Natura. Era più alta rispetto alle sue matrici di almeno una spanna e proporzionata nelle forme; i lineamenti erano perfetti. Due grandi occhi verdi (lascito di Cappuccietto) le incorniciavano il volto mentre una folta chioma di capelli del colore della paglia le cascavano sulle spalle. Il rito però non era completamente riuscito: infatti sebbene la ragazza fosse decisamente più matura rispetto alle sue creatrici, era, fisicamente parlando, ancora nell’età dell’adolescenza, anzi forse un po’ prima dell’adolescenza. Dimostrava al massimo tredici anni. Ora però sembrava che il suo petto avesse due punture di zanzara all’altezza dei capezzoli mentre i fianchi e la vita si erano decisamente allargati. Perfettamente sicura di se la bellissima fanciulla incominciò a girovagare per il bosco con il paniere di Cappuccietto sotto il braccio. Era molto aggraziata ed emanava un fascino incredibile per una ragazzina nella pre-adolescenza. “Ehi” disse ad un certo punto “quelle tre stronzette non hanno pensato a darmi un nome.” “Bella come sono devo essere presentabile con un nome altrettanto bello…” Passò un po’ di tempo a rimuginare “Mi chiamerò Melissa: è dolce e ha anche un che di aristocratico…” Risolto il dilemma riprese a camminare attirata dallo scroscio di un torrente poco distante da dove si trovava. Giunta ad una punto dove l’ acqua si radunava in una grande pozza decise di spogliarsi e di farsi un bagno. Posò il cestino e i vestiti su un mucchio di foglie e si immerse fino al collo nell’acqua fredda. Camminava in punta di piedi per non sprofondare e si teneva una mano sui capelli per evitare di bagnarseli. “Ma pensa un po’: credevo che questo bosco fosse popolato solo da animali delle fiabe e da bimbette stronze e invece guarda chi mi ritrovo: una ninfa. Ciao bella ninfa, fai il bagno tutta sola?” Melissa si girò di scatto. A pochi passi da lei stava seduto su una grossa pietra un uomo quasi del tutto nudo eccetto per un spessa pelliccia nera gettata sulle spalle. Era enorme ed era estremamente irsuto: grandi peli neri gli avvolgevano i muscoli nodosi delle braccia e delle gambe; il petto eccezionalmente ampio era ricoperto da riccioli lanosi. Il lineamenti del viso erano aggraziati anche se particolarmente tesi; la mascella molto pronunciata era ispessita da una folta barba e il mento e il labbro superiore erano invasi da lunghi baffi e da un pizzo caprino. Era completamente scalzo. Poggiava i gomiti sulle cosce, le mani strette l’una all’altra. Due grandi occhi neri la fissavano e un sorriso strano e terrificante gli accendeva il volto. Melissa non sembrava minimamente turbata dall’avvento dello sconosciuto. “E tu chi cazzo sei?” sembrava che avesse ereditato la famosa proprietà di linguaggio della cara Alice. “Tu non sei una ninfa”questa volta l’uomo distorse la bocca in un sorriso trionfante che mostrò i denti perfettamete bianchi. “e dimmi: come ti chiami?” “e no caro” disse la ragazza “te l’ho chiesto prima io.” Uscì lentamente dall’acqua non curandosi minimamente di coprirsi. Si avviò verso il mucchietto di roba che aveva lasciato e cominciò a vestirsi. “Non ti importa di bagnare i tuoi indumenti?” Chiese l’uomo con voce gentile. “Asciugheranno. Allora come diavolo ti chiami?” L’uomo rimase per un attimo in silenzio. “Mi chiamo Nihil. E tu?” “ Melissa.” “Bene Melissa; sai che quando ti ho visto ti ho scambiato per una dea?” “Davvero?” La ragazza si annodò i capelli sulla nuca asciugandosi il collo con il fazzoletto che teneva sul paniere. “Certo, sei così bella che niente e nessuno negherebbero le tue grandi qualità.” Melissa rimase un po’ perplessa ma decise di accettarlo come un complimento. “Vuoi qualcosa da mangiare?” chiese Melissa con fare provocante. “No… prego” replicò l’uomo. “Sei strano sai” replicò la ragazza. “però sei anche un bell’tipo” “Non mi dispiacerebbe affatto se mi portassi con te… potremmo vivere assieme…” Ecco che l’opportunismo di Riccioli D’oro riemergeva dalla ragazza. L’uomo non rispose. Si limitò solamente a fissarla con maggiore intensità. Melissa starnutì. Sembrava che avesse anche ereditato l’incoscienza di Cappuccietto Rosso. Si voltò per prendere il paniere e si ritrovò la pelliccia dell’uomo sulle spalle. Sul braccio destro le penzolava La testa scuoiata dell’animale. Era un lupo. “La riconosci?” Melissa era sbiancata. Arretrò di qualche passo, il volto visibilmente scosso. “Certo tu avrai qualche difficoltà ma penso che una delle tre luride troie che abitano il tuo corpo abbia capito di chi si tratta…” Melissa era paralizzata. “Sai venendo qui ho fatto la festa a tutti gli amichetti di quelle tre bagasce: per avere il campo libero e per intrattenermi un po’. Cosa c’è, non ci credi?” Melissa gettò ai piedi dell’uomo la pelliccia della bestia. “guarda” disse raccogliendola da terra “ c’è il segno dei miei denti.” Cominciò a camminare verso di lei. “Vedi io lo so cosa ti trattiene dal fuggire gridando a squarciagola: pensi come quelle tre sgualdrine che ci sia qualcuno pronto a correre in tuo soccorso e ad ammazzarmi per difendere la tua virtù. Ma credimi: venendo qui ho macellato tutti quelli che anche solo conoscevano le tue creatrici e l’unico che potrebbe fare qualcosa nemmeno sa che ti ho già trovato…” Melissa gridò. L’uomo con un solo grande balzo le fu addosso stringendole una mano intorno alla bocca. La afferrò per la gola con una mano e le strappò i vestiti con l’altra. “E pensare che volevo sbattervi una per una… A quanto pare oggi c’è il prendi uno ne stupri tre…” La faccia di lui era diventata una maschera di gioia e di osceno godimento. Le strinse le braccia intorno alla vita facendole emettere un gemito. Si divertiva. Melissa si dibatteva furiosamente cercando di eludere la presa che però non dava segni di cedimento. Oramai era spacciata. L’uomo la sollevò da terra e si lasciò cadere su un mucchio di foglie. iniziò a stringerla anche con le gambe. “Non scappi da nessuna parte lurida sgualdrina!!” la sua voce era stravolta. Sembrava un insieme di rochi gridi gutturali impastati di rabbia e lussuria. Una freccia partita dal folto del bosco gli trapassò le guance rompendogli un molare. L’uomo non battè ciglio. Si limitò a girare la testa lentamente nella direzione da dove era partito il dardo. Dalla fitta boscaglia uscì un uomo. Una folta chioma bianca gli cadeva sulle spalle . La calzamaglia argentata metteva in risalto le lunghe gambe muscolose. Portava sulla schiena una mantellina rossa. Due occhi color smeraldo erano fissi su Melissa. “nonno!!” gridò la ragazzina con il volto rigato dalle lacrime. Era Cappuccietto a parlare. A Quanto pare il rito non era riuscito così bene. Il vecchio non rispose. Tese semplicemente l’arco che aveva tra le mani. “Alla fine mi hai trovato… bravo: sei riuscito a ritardare lo stupro di qualche minuto..” La seconda freccia sibilò vicino alle orecchie di Melissa ed andò a piantarsi nel collo del suo aggressore. Melissa si liberò dalla presa. “Scappa più lontano che puoi e non voltarti: adesso ho da fare” La apostrofò il vecchio. “Mi dispiace ma non sono d’accordo.” Nihil balzò in piedi afferrando la ragazzina e spezzando la freccia che aveva tra le guance con i denti. Iniziò a muovere spasmodicamente la bocca e dopo un po’si sentì un schiocco: si era slogato la mascella . “Bene, ora possiamo cominciare a discutere” disse pacatamente e si avventò sul vecchio che lasciò cadere l’arco e sguainò il pugnale. La lotta fu molto breve. Il vecchio riuscì solamente a infilargli un paio di volte il pugnale fra le costole prima che Nihil gli dilaniasse il braccio a morsi e gli rompesse lo sterno saltandogli sopra. Lo finì spaccandogli l’osso del collo. Dopo aver gettato il corpo morto nella boscaglia Nihil si occupò di Melissa. La violentò fino all’incoscienza. Dopo che ebbe terminato la afferrò per un piede e la scagliò nella pozza d’acqua. Attese pazientemente che colasse a picco. Si rimise sulle spalle la pelliccia di lupo e se andò cosi come era venuto.
FINE
Morale: Mai fare il bagno in una pozza d’acqua fredda.
Spiegazione: Suppongo che il primo pensiero che tocchi i lettori di questa storiella sia quello di avere a che fare con qualcosa che sanguina delirio e misoginia da ogni parola. Dopo questa attenta e precisa analisi(sic!) vorrei però invogliare i lettori a osservare l’alto senso metaforico(mah) o almeno il tentativo attuato dal sottoscritto. Questa favoletta se si può definire tale vorrebbe trasmettere qualche insegnamento andrologico(pedagogico mi sembra un po’ eccessivo) e aldilà della morale(che comunque è un gran consiglio) possiede qualcosa di più. Le tre ragazzine rappresentano tre archetipi molto comuni di donne(addirittura già trattati negli antichi libretti di infanzia che poi sono le favole). La parola assunzione richiama a qualcosa di piuttosto grande. Il cannibalismo viene visto dal sottoscritto come la primigenia forma di assimilazione addirittura precedente all’imitazione. È sicuramente il modo più immediato(ma anche il più crudele) di prendere contatto con qualcosa e ci sarebbe una certa religione che ne fa il rito più importante della sua funzione( piccolo indizio: inizia per “c”). Ora, visto da un punto di vista prettamente carnale é qualcosa di tremendo, ma se lo si analizza nella sua forma più elevata(o ontologica) divorare un esistenza per assimilarne le conoscenze e i poteri è qualcosa che ha sempre accompagnato l’essere umano(basti pensare al cannibalismo vero e proprio, alle incisioni e ai piercing compiuti dalle popolazioni tribali, all’indossare le pellicce e le ossa degli animali uccisi e mangiati fino all’ assunzione di sangue che tanto ha impressionato la fantasia degli uomini). Questi sono tutti riti di assunzione( “prendetene e bevetene tutti: questo è il mio sangue versato per voi e per tutti in remissione dei peccati: fate questo in memoria di me” dilililin). Ora è molto bello che il rito preveda un assunzione simbolica dell’essenza della divinità(sono credente e intendo rimanerlo) ed è esattamente ciò che le mie tre bimbe compiono: un assorbimento veloce e immediato di loro stesse. Niente a che vedere con il rito; non si paragona la merda al risotto. Infine riguardo a Nihil; lui è il mio alter ego(uno dei tanti) e rappresenta il male vero, quello autentico nella sua forma più bestiale che spesso (e volentieri) vince. Penso che potrei assomigliargli solo se assistessi ad uno stupro; in questo caso dovrei slogarmi la mascella per fare allo stupratore quello che Nihil ha fatto al nonno di Cappuccietto. July 02 IL DIAMANTE DELL'AMOREIL DIAMANTE DELL’AMORE
FOLLIA
PACE
GENTILEZZA PASSIONE
Vorrei condividere con il mio gentile pubblico questa mia piccola riflessione. Prima di tutto però un po’ di geometria molecolare. Dunque questa è la classica forma del tetraedro regolare(vabbè non fate caso al disegno). Tramite questa configurazione un mucchio di insignificante carbonio può trasformarsi nella sostanza più preziosa e dura che l’uomo abbia mai conosciuto: il diamante. Certo occorrono pressioni non indifferenti per formarlo ma come sappiamo tutti il risultato è qualcosa di eccezionale. Ora conclusa la premessa passerei al nocciolo del discorso. Le quattro parole che si trovano ai vertici della piramide sono appunto gli “elementi” che formano il “diamante dell’amore”. A mio personale avviso senza questi componenti situati alla giusta distanza non si ha l’amore che non è una pietra indistruttibile ma un fuoco purissimo ed accecante che dura solo qualche secondo. Analizziamo ora i vari componenti( questa sera mi sento molto didattico).
FOLLIA: Tutto parte da qui. Per follia intendo la capacità di vedere la persona al di fuori degli schemi. E’ da qui che le cose iniziano a cambiare. Non ci si può innamorare di una persona senza vederla in un modo speciale, unico, che non era stato usato dalle altre persone prima e da te per i tuoi amici. Quanti innamorati della storia sono stati considerati dei “folli”? PASSIONE: ecco che poi si comincia a maturare un interesse sempre più vivo per la persona amata, per ciò che fa e per come si comporta. La passione infiamma ed avvicina. La passione ti tiene vivo. GENTILEZZA: o meglio l’attenzione. Quante cure alla persona amata! Quanto interesse e quanti propositi per lei! Oh si! Con questo il triangolo si chiude. PACE: l’ultima e la più importante. Ciò che davvero dà spessore ed importanza al sentimento, ciò che fa sviluppare un calore incredibile ad un fuoco di così breve durata. Quando tutto è fermo raccoglietevi per un momento e create il vuoto dentro. Se sentirete quella particolare corda vibrare sulla nota della persona amata allora vuol dire che questa persona conta davvero per voi. Ecco che l’amore si è acceso.
Questo fuoco avrà ben poca importanza se non viene alimentato da rispetto,fiducia affetto e complicità(la risposta della coppia alla tanto millantata amicizia tra uomo e donna e che va ben oltre a quest’ultima).
Conclusa la mia riflessione vi chiedo di pensare a vostra volta. Se avete apprezzato,condividete, o semplicemente non contestate inoltratela agli amici, ai parenti, ai partner.
Se invece la ritenete una boiata siete liberi di farne cosa volete. Inoltrarla a vostra volta, cancellarla, ignorarla.
QUESTA GRAZIE E DIO NON E’ UNA CATENA E GRADIREI CHE NON LA FACESTE DIVENTARE TALE.
GRAZIE PER LA CORTESE ATTENZIONE.
El Pitu
Pitu’s production all rights reserved. Copyright 2007 June 17 COCCI DI SOLECOCCI DI SOLE
Un giorno il signor Magnifico decise che era ora di tappare il buco del lucernaio che si trovava in camera sua. Da Diversi anni quel vetro si era rotto e da allora il signor Magnifico non si era mai dato la pena di sostituirlo. A chiudere la feritoia c’erano solo diversi strati di fogli di giornale. Per Magnifico il problema della pioggia non si poneva giacché il tetto della sua casa si trovava in una posizione particolare che gli permetteva di beneficiare della protezione di una tettoia. In questo modo la sua soffitta era al sicuro. Certo quella tettoia schermava anche la sua camera dalla luce diretta del sole, tuttavia per brevi momenti della giornata nella camera si poteva osservare un bel cono di luce dorata che filtrava malgrado gli spessi strati di giornale. Il signor Magnifico quindi si diresse in centro alla ricerca di un antiquario. Aveva deciso infatti di prendere qualcosa di speciale per il buco che aveva nel tetto. Voleva qualcosa di bello, finemente lavorato e soprattutto che fosse capace di filtrare la luce del giorno in maniera unica. Magari uno di quei vetri che la sfaccettavano in centinaia di coni irregolari, oppure uno di quei vetri polarizzati che la trasformavano da quasi bianca a colorata.(cioè con una lunghezza d’onda ben precisa). Il signor Magnifico passò l’intero pomeriggio a girare per le vie della città senza trovare quello che cercava. Niente di quello che aveva visto si adattava ai suoi desideri. Pezzi troppo cari o privi di valore e soprattutto mancanti della capacità di rifrangere la luce nel modo in cui piaceva a lui. Gli antiquari della zona erano finiti. Magnifico si sedette su una panchina per riposarsi un pò. Era piuttosto stanco. Tuttavia non era triste. Soltanto un pò sconsolato. Cercò di ricordarsi come si era rotto il vetro del suo lucernaio. Non gli venne in mente. Mentre stava seduto si presentò di fronte a lui uno sconosciuto. Veniva dall’altro lato della strada e sembrava che volesse parlare con lui. “Buongiorno.” Disse lo sconosciuto. “Buongiorno a lei.” Replicò Magnifico. “Posso aiutarla?” “Questa è forse una domanda che le dovrei rivolgere io.” “Lei sta cercando qualcosa.” “In effetti è così.” Rispose Magnifico. Non si era mai impressionato di fronte alla spigliatezza degli sconosciuti. Anzi l’aveva sempre considerata un buon metro per misurare il valore di una persona. Tanto più lo sconosciuto era capace di conquistare la fiducia di Magnifico con poche parole tanto più Magnifico cercava di ricambiare con gentilezza e disponibilità alle sue richieste. “Cerco un vetro. Anzi per essere precisi un cristallo da mettere come lucernaio sul tetto di casa mia.” “E finora non ha trovato niente?” chiese gentilmente lo sconosciuto. “Niente che coincidesse con i miei gusti.” “Bèh forse in questo caso posso aiutarla.” “Conosce un buon antiquario nella zona?” “Si.Quello che fa angolo con la parallela a questa strada.” Magnifico aveva già visitato quel negozio. Era il terzultimo in cui era andato dei tredici antiquari presenti in città e li aveva visitati tutti quanti. “Signore, devo avvertirla che sono già stato in quel negozio e ho già visto tutta la mercanzia. Non ho trovato niente di interessante.” “Lei dimentica un fattore molto importante. Il tempo. Può darsi che quello che non c’era prima ci sia adesso. Mi dia ascolto. Provi ancora una volta.” “D’accordo. Farò come dice. La ringrazio.” “Di nulla. Dovere. Può fidarsi di me per queste cose. Difficilmente sbaglio.” “E posso chiederle come fa ad essere tanto sicuro?” “Diciamo che rientra nei miei compiti essere informato su tutto ciò che si muove, arriva o parte in questa città. Arrivederci. E’ stato un piacere poterla aiutare.” “Grazie a lei. Arrivederci.”
Magnifico trovò quello che cercava. Uscì dal negozio con un rettangolo di cristallo avvolto nel giornale. “Questo è davvero un pezzo unico.” Gli aveva detto l’antiquario. “E’ cristallo purissimo. E’ pressochè privo di impurità. È posso dirle che non rimpiangerà la spesa fatta nel momento in cui il primo raggio di sole lo attraverserà. Le lascio il piacere della sorpresa.” Magnifico si diresse a casa. Erano circa le cinque e un quarto e aveva ancora quaranta minuti buoni da sfruttare per vedere l’effetto della luce sul pezzo acquistato. Era infatti uno dei pochi momenti del giorno dove la luce arrivava direttamente al suo lucernaio. Decise di sistemarlo dal tetto. Era da tanto che non guardava la città dall’ alto. L’antiquario gli aveva consigliato di attendere ad esporre il cristallo alla luce fintanto che non fosse stato posizionato al suo posto. Magnifico decise che la luce si sarebbe rifransa prima sui suoi occhi che sulla sua soffitta. Tolse il giornale, alzò il vetro e guardò direttamente il sole. Lo vide in tutto il suo splendore. Lo vide nella sua interezza e in ogni singolo aspetto. Ne vide la maestosa corona che lo circondava e il bruciante nucleo che infondeva energia a tutto il sistema. Vide ogni singolo colore e radiazione energetica e ne fu estasiato. Si accorse inoltre che poteva guardare il Sole per quanto tempo voleva senza dover soffrire alcun disturbo alla vista. Cominciò a temere per l’incolumità della teca. Decise di riportarla di sotto e di sistemarla dal basso servendosi di una scala. Nel momento in cui stava sollevando il cristallo per posizionarlo nel buco gli scivolò di mano infrangendosi. Il cristallo inerte fino al quel momento prese ad illuminarsi della stessa luce di cui si era nutrito prima sul tetto. Tanti pezzi di luce solida stavano su un tappeto di una soffitta. Le mani di Magnifico presero a sanguinare copiosamente e a inondare i pezzi di cristallo luminosi che stavano in terra. Cocci di sole e brandelli di sogni. Passò molto tempo prima che il signor Magnifico decidesse di sostituire il giornale che usava come lucernaio in soffitta.
Come ci si sente.
Corre veloce. Via da labbra dischiuse, minaccioso e cupo quel sordo rumore. Ruba il calore dalle dita lontane dalle guance scavate giù, fino in fondo al cuore. Fugge impaurito all’eco delle tue parole il fiume ruggente che nutre i ricordi. Chiusi da muri virtualiciò che resta poi son creature inermi: cocci di sole e brandelli di sogni. BlAnK FILE |
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